Prospettiva di un’avventura vincente

Vincenzo Capponcelli  1 Aprile 2000 11:40:37
La storia di questa bella società ha inizio nel lontano 1998, quando due uomini e una donna decidono di dare una sferzata di freschezza e una connotazione artistica decisamente di qualità ad una manifestazione famosa in ogni angolo del mondo: il Carnevale di San Giovanni in Persiceto (... Tuzzi, ad esempio, parlando con ragazze di Venezia e vantandosi del proprio paese lo definì “la Patria del carnevale...”).

Tradizione questa, che ormai si trascinava stancamente, mantenendo la sola nota positiva della conservazione e del tramandarsi di un antico costume.

Questa società carnevalesca nasce dunque, con l’intento di porsi come alternativa, come polo di comune rivalità per le vecchie società.

Il fine dei fondatori è quello di costruire qualcosa di indiscutibilmente superiore, per alimentare lo sforzo al miglioramento, un pungolo all’innovarsi ai carnevalai. Uno stimolo per superare la vigente condizione di stagnante apatia sotto il profilo delle tecniche e dell’estro in cui ci si trovava.

Per dare quella coesione e sinergica amicizia edificante che solo la teoria del “tutti contro uno” può dare.

Il tutto facendo leva sull’indignazione dei cultori del virtuosismo, che assistendo agli spilli dalla tribuna (pagando !), rimanevano delusi dal vedere l’antica evoluzione meccanica e la trasformazione ridotte al semplice sollevamento di un telone e ad altre raccapriccianti banalità. Arrivando all’estremo di carri che, per errore, non eseguivano lo spillo senza che nessuno se ne accorgesse (JOLLY&MASCHERE ‘96).

Nessun parto è però, senza fatica e dolore.

Effettivamente già all’inizio le intenzioni e il sicuro raggiungimento dell’obiettivo furono palesi a tutti (... ma proprio tutti, conferma di questo è la salita sul carro vincente prima che lo fosse, di personaggi con quoziente intellettivo ben al di sotto del livello medio).

Percepito quindi, l’acre odore del rischio, i tentativi per ostacolare l’iniziativa si fecero sempre più cruenti e sconsiderati come il dimenarsi di una belva selvaggia e orgogliosa che vede il profilarsi della gabbia.


Sono innumerevoli gli attacchi verbali, le ferree applicazioni di regole inesistenti, le infiltrazioni letali di società in ambiti di governo, clausole vessatorie inimmaginabili e tentativi di infangare la dignità dei fondatori (da qui l’appellativo: BROT&CATIV).

Cantieri trasformati in depositi, vendite senza proprietà e “scherzi telefonici” sono all’ordine del giorno.

Rivalità, rivalse, rivelazioni, rivalutazioni, rivendicazioni, rivolte, rivoluzioni e quant’altro.

Come si sa però, la forza della ragione schiaccia e devasta ogni cosa, così che dalla poltiglia dell’ingiustizia e dell’indolenza sorga trionfale il granitico successo dei “BROT&CATIV.

Dal teorema degli intenti veniamo alla dimostrazione del cantiere e della sfilata, passaggio questo che si concluderà con il canonico e scontato “come volevasi dimostrare”.

Il 1998 vede la prima partecipazione con un carro ineccepibile, sicuramente di un’altra categoria (...!) dal titolo: “RAPPORTO DI DESISTENZA ovvero l’attrazione fatale del sistema elettorale” in cui l’ironia affiora spontanea fino a saturare la piazza e il sesso, in un piccante contesto è trattato con tatto e grande delicatezza.

Lo spillo e la sfilata sono nell’ottica di un momento unico, con la stessa importanza, orchestrato con maestria nella sua coralità d’azione.

Colori, maschere, gettito, cordialità, simpatia, api ciclopiche (merito del “professore”, capace del più basso punteggio che la storia ricordi: 12/30) e un pizzico d’umiltà sono gli ingredienti di questo gustosissimo alimento cucinato per buongustai dell’estetica.

Il soggetto fu addirittura premonitore, in quanto puntualmente,nel 1999, Bertinotti fece cadere Prodi con le medesime modalità narrate nello spillo. La prima partecipazione è già un successo, garantito dalla miglior classifica rispetto alla società detentrice del gonfalone. Facendo un parallelo calcistico sarebbe come se una squadra appena promossa in serie A surclassasse a fine stagione la squadra detentrice dello scudetto (... si perdoni l’esuberanza).

Un’apoteosi.



Il 1999 è l’anno di “GIUDIZIO UNIVERSALE” che ancor oggi la letteratura ricorda per il bellissimo effetto scenico del “teatro sopra teatro” del quadro vivente che si costituisce e si “dipinge” in piazza durante lo spillo.

Il tutto sorretto energicamente da un soggetto cultural-popolare di sicuro impatto educativo. Il 4° posto penalizza esageratamente questa ambiziosa società, che comunque relega a posizioni di secondo piano società come: Accademia della Satira, Treno, Mazzagatti, Corsari, I Gufi, Figli della Baldoria e la rivelazione del 1999 soc. della Gastronomia, a cui va un plauso particolare per l’UMAUN: bellissimo capolavoro di arte poverissima, alle soglie del miserabile.

Nel 2000 è la volta di: “STI ACSE’, STA ACSE’...TI TE ! ovvero la maschera solo a carnevale”: carro forse troppo velleitario, in quanto realizzato interamente in cartapesta, vero e unico materiale carnevalesco.Caratterizzato da mascheroni sculture e immagini (la torta casereccia, ecc...) non di immediata comprensione ai più, ma di sicura efficacia per tutti.

Lo stile adottato, filo conduttore per pittura, scultura e architettura era pensato per rendere omaggio a due famosi carnevali: Viareggio e Rio de Janeiro, come simbolico gemellaggio.

Meritava sicuramente molto di più, (una giuria popolare competente lo decretava vincitore), ma come in tutte le competizioni non è mai l’oggettivamente migliore a prevalere.II carro 2000 dei BROT&CATIV ne è l’esempio lampante.

La sorte di questo carro è anche testimonianza di come, nell’era del computer, sia andata persa la poesia e il romanticismo dell’imperfezione,della sfumatura di colore, del contorno non rigidamente definito, in una sola parola dell’arte; in virtù della quale, colui o colei (talvolta entrambi nella stessa persona...), che agisce all’interno del cantiere è universalmente riconosciuto Artista e non “qual c’al va a lavurer al car ...”.

Nonostante tutto i BROT&CATIV combatteranno sempre (...?) a difesa del “Bello”, perchè esso prevalga.